I Social sono liberi di spegnerci?



Oggi vogliamo parlare di social network e del ruolo determinante che hanno assunto nel contesto della comunicazione di oggi. Sembra impossibile, oggi, immaginare la vita prima dei social.

Pensare a come eravamo prima dei tempi di Facebook, Instagram o Whatsapp, ci sembra un'impresa titanica.


La possibilità che viene data "gratuitamente" ad ognuno di noi di poter dire la nostra, pubblicare le nostre foto e, insomma, comunicare al mondo intero chi siamo, cosa facciamo e come la pensiamo, costituisce oramai un diritto acquisito di questo tempo.


L'altra faccia della medaglia: alla planetaria diffusione del mezzo "social network" corrisponde un potere sterminato delle companies.

Zuckerberg, Zhang Yiming (fondatore di TikTok) e Dorsey (Ceo di Twitter) possono potenzialmente spegnere, con un click, account e profili a loro piacimento e, con loro, una parte del nostro mondo.


In realtà è proprio quello che è avvenuto nel caso del #SocialBan di #Trump.

Non vogliamo qui entrare nel merito dei motivi sottesi alla decisione ma soffermarci, proprio, sulla potenza della scelta. Il caso Trump costituisce la cassa di risonanza di una questione aperta che coinvolge ognuno di noi.


La posizione del Prof. Scorza, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, è condivisibile laddove lo stesso sostiene che "...il vero problema è che per la prima volta nella Storia un’oligarchia di aziende può decidere della libertà di espressione di vari soggetti al mondo..." (qui il link all'intervista). A ben vedere Facebook e Twitter, per come sono concepite le loro condizioni generali accettate a scatola chiusa dall'utenza, sono legittimate a decidere in ordine alla sospensione o all'oscuramento del profilo.

Ma le domande che dobbiamo porci sono altre: è ammissibile, oggi, considerata l'importanza che hanno acquisito gli strumenti in questione, lasciar decidere liberamente alle piattaforme chi può esprimersi e come lo deve fare? E soprattutto quis custodiet ipsos custodes?
E' l'interrogativo sul quale si fonda il futuro del diritto di espressione nella società sempre più digitale.

In effetti, fino al caso Trump, il pubblico non si era accorto che molte persone venivano già bannate. The Donald ha acceso solamente i riflettori sulla questione.


Una persona non nota può sparire dalla piattaforma senza che nessuno se ne accorga e senza che l’affaire diventi di dominio pubblico. I padroni dei social possono, dunque, condannarci all’oblio.

Ora tutti stanno discutendo sulla necessità di regolamentare il mondo dei social network che non possono essere più considerati i “giardini privati” degli Zuckerberg di turno. Ma il dibattito era già vivo da tempo: si pensi al digital services act per il panorama legislativo europeo.


Non è facile dare una risposta agli interrogativi che ci siamo posti ma è importante che sia stata aperta una riflessione al riguardo.


Quello che secondo noi è fondamentale è che la regolamentazione auspicata abbia riguardo anche alla graduazione delle misure (ad esempio sostituendo la misura estrema del ban con quella del rate limiting) e alla possibilità per l’utente di partecipare al contraddittorio nel procedimento che porta all’eventuale sanzione.


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