• Studio Salvioni

Intelligenza artificiale e copyright: quale equilibrio?


Gli sviluppi tecnologici nel campo dell’intelligenza artificiale sono in rapida crescita e sollevano inesorabilmente complesse questioni politiche, legali ed etiche che meritano attenzione globale.

L'OMPI (Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale) ha, in tal senso, avvertito la necessità di aprire una riflessione su questioni che intersecano i campi della proprietà intellettuale (PI) e dell’intelligenza artificiale (IA).

Ogni nuova invenzione in materia di IA, infatti, rappresenta una sfida per il concetto di proprietà intellettuale.

In questo post affrontiamo il tema della tutela del diritto d'autore in riferimento alla tecnologia c.d. TDM (di data mining e di testo).

Il TDM è un processo di estrazione e analisi automatizzata di grandi quantità di dati in formato digitale tramite l’applicazione di algoritmi, con l’obiettivo di generare informazioni (ivi inclusi, modelli, tendenze e correlazioni) e renderle disponibili e direttamente utilizzabili per finalità diverse. L’analisi dei big data è, infatti, ampiamente utilizzata non solo nella ricerca scientifica e medica, ma anche nel marketing, nella finanza e, più in generale, in ambito commerciale, oltre che per esigenze di sicurezza e intelligence nazionale.

Il "Text and data mining" è stato definito come "qualsiasi tecnica analitica automatizzata volta ad analizzare testo e dati in forma digitale al fine di generare informazioni che includono ma non si limitano a modelli, tendenze e correlazioni". Il mining di testo e dati (TDM) si riferisce generalmente all'analisi computerizzata di grandi quantità di dati al fine di acquisire conoscenze.

Con le crescenti capacità di elaborazione dei computer e l'onnipresenza di grandi quantità di testo e dati estraibili su Internet, il TDM è diventato uno strumento di ricerca estremamente importante nella scienza e in molti altri settori. Ad esempio, in linguistica il TDM può essere utilizzato per analizzare grandi corpi di testo per estrarre schemi sintattici o grammaticali. Il TDM è anche applicato in numerosi altri settori scientifici, che vanno dall'astronomia alla musicologia alle scienze sociali.

Molti dei programmi di TDM prevedono, dunque, l'uso di opere protette da copyright.

Invero, lavorare nel campo del TDM spesso comporta la riproduzione sia temporanea che permanente di opere protette da copyright.

Queste copie possono essere “fugaci” ovvero subordinate alla realizzazione di un singolo processo di ricerca (ad esempio le riproduzioni temporanee vengono eseguite ogni volta che un ricercatore esegue una query su un database) oppure permanenti perché finalizzate a costruire il database delle opere da estrarre.

Trattandosi di contenuti (nella maggioranza dei casi) protetti dalla normativa sul diritto d’autore, il TDM solleva rilevanti questioni circa la sua compatibilità con le leggi sulla proprietà intellettuale.

Si ricorda, infatti, che il creatore di un’opera ha il diritto esclusivo di pubblicarla e di goderne dei diritti di sfruttamento economico (c.d. diritti connessi). Pertanto, è necessaria la sua autorizzazione per poter procedere alla copia e alla elaborazione di tale lavoro creativo.

In pratica, per "estrarre" testi e altri contenuti, i ricercatori devono accedervi, copiarli ed elaborarli utilizzando appositi software.

Anche se i ricercatori possono accedere e leggere legalmente il materiale, ad esempio attraverso la loro biblioteca universitaria, la copia di una parte sostanziale delle opere può violare il diritto d'autore esistente su quelle opere.

Tuttavia, come autorevolmente osservato dagli operatori del settore, il copyright non ha mai avuto lo scopo di limitare l'uso delle idee e delle informazioni “estrapolabili” da un'opera. Pertanto, si potrebbe provocatoriamente sostenere che l'uso del copyright, quale strumento per governare e regolamentare lo sviluppo tecnologico nel campo dell’IA, sia poco saggio, se non contraddittorio rispetto alla funzione primordiale del copyright: offrire un ambiente favorevole in cui la creatività umana possa prosperare.

Questo principio è stato, peraltro, recentemente ristabilito dalla Corte Suprema del Regno Unito in un caso sulla navigazione in Internet: "In termini generali, è una violazione effettuare o distribuire copie o adattamenti di un'opera protetta. La semplice osservazione o lettura non costituisce un'infrazione." (Public Relations Consultants Association Ltd contro The Newspaper Licensing Agency Ltd, [2013] UKSC 18).

Ed ecco che all’interno del dibattito proposto c’è chi afferma che il mining di testo e dati può essere inteso come una tecnologia che sostituisce semplicemente la visualizzazione o la lettura umana. E così – per l’effetto - la copia nel corso di un processo di estrazione del testo dovrebbe essere considerata semplicemente incidentale rispetto al modus con cui questa tecnologia funziona, invece di configurarla come un’attività volta allo sfruttamento del materiale protetto da copyright.

Sul tema corre l’obbligo citare la recente direttiva UE n. 790-2019 con cui la Comunità Europea ha inteso armonizzare ulteriormente il quadro giuridico europeo applicabile al diritto d'autore e ai diritti connessi nell'ambito del mercato interno, tenendo conto in particolare degli utilizzi digitali e transfrontalieri dei contenuti protetti.

La direttiva affronta diverse questioni, che possono essere così sintetizzate:

  • adeguamento delle eccezioni/limitazioni al diritto d'autore all'ambiente digitale e all'ambiente transfrontaliero;

  • miglioramento delle procedure di concessione delle licenze per garantire un più ampio accesso ai contenuti;

  • garanzia di buon funzionamento del mercato per il diritto d'autore.

Con riferimento all’argomento che ci occupa la normativa introduce eccezioni obbligatorie al diritto d'autore ai fini dell'estrazione di testo e di dati, delle attività didattiche online e della conservazione e diffusione online del patrimonio culturale.

La ratio di tali eccezioni va individuata nella necessità di trovare un corretto bilanciamento tra gli interessi del creatore di un’opera intellettuale, da un lato, e quelli del mercato, dall’altro.

Nello specifico, l’articolo 3 della suddetta direttiva prevede l’obbligo per gli Stati membri di introdurre un’eccezione al diritto esclusivo di riproduzione, nonché al diritto di vietare l’estrazione da una banca dati, a favore delle università e degli altri organismi di ricerca, così come degli istituti di tutela del patrimonio culturale.

Ed ancora, con il successivo articolo 4, a testimoniare la sensibilità delle istituzioni europee circa la rilevanza di tale nuovo fenomeno tecnologico, è stato previsto l’obbligo per gli Stati membri di disporre “un’eccezione o una limitazione … per le riproduzioni e le estrazioni effettuate da opere o altri materiali cui si abbia legalmente accesso ai fini dell’estrazione di testo e di dati”.

In altre parole, si tratta, di un’eccezione supplementare per il TDM, che contempla tale utilizzo al di là dell’ambito della ricerca.

Anche in tale caso, tuttavia, il legislatore europeo limita la concessione a quei contenuti di cui si abbia accesso legale e sui quali i relativi titolari non abbiano riservato i diritti di effettuare riproduzioni ed estrazioni (ad esempio, in caso di contenuti resi pubblicamente disponibili online, attraverso strumenti che consentano una lettura automatizzata, inclusi i metadati e i termini e le condizioni di un sito web o di un servizio). Naturalmente, le copie realizzate potranno essere conservate unicamente per il tempo necessario ai fini dell’estrazione di testo e di dati.

Le superiori eccezioni rappresentano quindi una deroga al diritto d’autore: i titolari di diritti d’autore in genere devono essere tutelati in relazione alla possibilità di ottenere la giusta remunerazione per la diffusione delle loro opere. La medesima direttiva prevede che, al di fuori delle eccezioni menzionate, vada garantita ai titolati del diritto, non solo una quota equa del valore generato dall’utilizzo delle loro opere e di altro materiale, ma altresì garantita, a loro tutela, la trasparenza sui proventi derivanti dall’utilizzo online delle opere stesse.

In quest’ottica l’OMPI è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere e sensibilizzare tutti i paesi affinché si individuino eccezioni “aperte” per la ricerca TDM, a favore – quindi – dell’evoluzione tecnologia e dello sviluppo scientifico, incoraggiando anche l’elaborazione uno strumento internazionale per facilitare la condivisione transfrontaliera di strumenti e database di TDM.

Il complesso dibattito sul tema non è di certo concluso e, almeno per ciò che riguarda il panorama europeo, siamo in attesa di capire in che modo gli stati membri recepiranno la direttiva sopracitata, facendo propri i principi in essa affermati.

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