• Studio Salvioni

La Consulta deciderà sulla legittimità costituzionale della prevalenza del cognome paterno


L’art. 262 del Codice Civile stabilisce che il figlio nato fuori dal matrimonio, assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento avviene in contemporanea il figlio assume il cognome del padre.

La Corte Costituzionale, con ordinanza 18 depositata ieri (11.2.2021), giudicando una questione di costituzionalità rimessa al suo vaglio dal Tribunale di Bolzano, ha deciso di valutare la legittimità costituzionale dell’art. 262 c.c. che, sostanzialmente, depone per la prevalenza del “patronimico”.

Il Tribunale di Bolzano si era limitato a richiedere di dichiarare incostituzionale la predetta norma “…là dove non prevede, in caso di accordo tra i genitori, la possibilità di trasmettere al figlio il cognome materno invece di quello paterno…”.

La Consulta, come anticipato, è andata oltre decidendo di rimettere a se stessa la questione di legittimità dell’articolo 262, perché “qualora venisse accolta la prospettazione del Tribunale di Bolzano, in tutti i casi in cui manchi l’accordo dovrebbe essere ribadita la regola che impone l’acquisizione del solo cognome paterno“.

Tale scenario, come si legge nel testo dell’Ordinanza, costituirebbe un’anacronistica e superata riconferma della prevalenza del patronimico che, secondo la Corte Costituzionale, contrasta con il principio fondamentale dell’uguaglianza.


In particolare la Consulta, pur sottolineando le prerogative parlamentari in ordine alla modifica della norma di legge, ha sollevato, con riferimento agli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione (quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Cedu), la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 262, primo comma, del Codice civile, “nella parte in cui, in mancanza di accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori“.


La norma, in altre parole, lascia sopravvivere una disparità tra i genitori disponendo che, in caso di mancato accordo (ovvero nei casi più frequenti), debba prevalere il cognome paterno.

Citando alcuni suoi precedenti la Consulta ricorda che la prevalenza attribuita al ramo paterno nella trasmissione del cognome non può ritenersi giustificata dall’esigenza di salvaguardia dell’unità familiare, poiché «è proprio l’eguaglianza che garantisce quella unità e, viceversa, è la diseguaglianza a metterla in pericolo» (sentenza n. 133 del 1970). Sul piano internazionale si deve ricordare la sentenza della CEDU del 7.1.2014 con la quale si ritenne che la rigidità del sistema italiano, che fa prevalere il cognome paterno e nega rilievo ad una diversa volontà concordemente espressa dai genitori, costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, determinando una discriminazione ingiustificata tra i genitori, in contrasto con gli art. 8 e 14 della Convenzione.


La Corte, dunque, ritenendo ammissibile e non manifestamente infondata la questione sollevata, dovrà decidere sulla legittimità costituzionale dell’automatica acquisizione del cognome paterno (anziché dei cognomi di entrambi i genitori) che trae origine dall’art. 262, primo comma, del Codice Civile.
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