• Studio Salvioni

La tutela degli autori delle serie tv


Le serie tv e le web serie rappresentano un fenomeno di svago e di evasione dalla realtà per un pubblico potenzialmente infinito.

Durante il lockdown le piattaforme online come Netflix o Prime Video sono state prese d’assalto e molti di noi hanno iniziato la visione di serie tv che, oramai, rappresentano un vero e proprio fenomeno sociale e culturale. Nei dizionari ha trovato spazio un nuovo termine coniato appositamente per rappresentare il c.d. fenomeno: l’espressione “binge watching”, infatti, indica “l’abitudine di guardare, ininterrottamente, contenuti televisivi ed episodi della stessa serie, per un lungo periodo di tempo” (fonte: Treccani).

Le storie che ci appassionano, ogni singolo episodio di una serie, sono il frutto della creatività degli autori e degli ideatori della serie: ma questi soggetti sono idoneamente tutelati dalla legge?

La fonte normativa più importante al riguardo è la Legge n. 633 del 22 aprile 1941 (recante <<Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio>>) il cui fine è quello di disciplinare il diritto d’autore.

Relativamente all’autore dell’opera, questi, secondo la legge, ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera nonché il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo originale, o derivato, nei limiti fissati dalla legge; ancora, ad esso spetta il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico, sia gratuitamente che a pagamento, l’opera.

Ma quando si parla di opera a cosa ci si riferisce esattamente? La legge cita l’opera musicale, l’opera drammatica, l’opera cinematografica nonché qualsiasi altra opera di pubblico spettacolo e l’opera orale.


La prima domanda da porsi, quindi, è se le serie tv e le web serie possono rientrare in una delle categorie appena citate.

All’autore dell’opera spettano, oltre ai diritti esclusivi di utilizzazione economica appena citati, anche i c.d. diritti morali, per tali intendendosi il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

All’autore delle serie tv e web serie possono attribuirsi gli stessi diritti?
La risposta non può che essere affermativa, trattandosi comunque di un’opera dell’ingegno di carattere creativo e rientrando esse nella categoria di “qualsiasi altra opera di pubblico spettacolo”.

Quando si parla di “autore” dell’opera, si pensa erroneamente ad un solo soggetto. Se pensiamo ad un’opera cinematografica, ad esempio, subito attribuiamo la titolarità dell’opera, e ciò che ne deriva in termini di diritti, al solo regista il quale coordina i vari contributi creativi di più persone. Tuttavia, un’opera cinematografica è un’opera “complessa” poiché sono diversi i soggetti che contribuiscono alla creazione dell’opera quali coautori: ci si riferisce all’autore del soggetto, all’autore della sceneggiatura, all’autore della musica e, ancora, al direttore artistico. Ebbene, a tutti questi soggetti, spetta il diritto di attribuzione economica per ciò che concerne il loro contributo.

Il legislatore, fino all’avvento delle serie tv, si è occupato principalmente di attribuire tutela all’opera cinematografica, attribuendo i diritti di utilizzazione economica al produttore e ai c.d. coautori sopra citati, offrendo tutela, quindi, a tutti i soggetti che hanno effettivamente ideato l’opera e ne hanno curato la creazione.


Anche una serie tv o un web serie può definirsi un’opera complessa: diversi sono, infatti, i soggetti che contribuiscono alla creazione di quest’opera. Quando si decide di fare una serie, le figure più importanti sono lo showrunner e il produttore esecutivo: lo showrunner è il c.d. creatore della serie, ossia colui che svolge il ruolo più creativo, mentre il produttore esecutivo è colui che, incaricato da chi ha finanziato l’opera, vigila sulla produzione dei lavori.

In una serie tv, poi, il regista ha un ruolo meno importante che nel cinema: non di rado accade, infatti, che ci sono diversi registi per diversi episodi di una stessa serie. Lo stesso può accadere per la sceneggiatura: può capitare che ci sia uno sceneggiatore diverso per ogni singolo episodio.

Ne discende che detentori del diritto d’autore sono sempre quattro: soggettista, sceneggiatore, compositore e regista; mentre il produttore è il detentore dei diritti patrimoniali. Date le peculiarità che caratterizzano una serie tv l'imputazione dei quattro autori si riferisce alla singola puntata dato che ognuno di essi può variare a seconda dell'episodio.




A tutti questi soggetti è attribuita una tutela giuridica idonea?

La legge n. 633 del 22 aprile 1941 si occupa, come visto, solo delle opere cinematografiche, risultando, per ovvie ragioni, anacronistica ai nostri fini.

Per una disciplina ad hoc sulle serie tv si è dovuto aspettare l’arrivo degli anni Novanta. Risale a metà degli anni Novanta, infatti, l’introduzione di una tutela economica per la categoria delle opere assimilate a quelle cinematografiche: si parla, al riguardo, di “narrazione per immagini”, espressione, questa, che ricomprende le opere di fiction prodotte per la televisione, telefilm, soap-opera, situation-comedies, documentari nonché cartoni animati.

L’introduzione di questa disciplina è stata possibile grazie al ruolo svolto dalla S.i.a.e.

Coloro che hanno ideato e contribuito alla creazione di queste “narrazioni per immagini” (quindi, gli autori del soggetto, della sceneggiatura, della regia, gli autori delle elaborazioni costituenti traduzione o adattamento della versione italiana dei dialoghi di opere espresse originariamente in lingua straniera), infatti, aderendo alla S.i.a.e., dispongono di una strutturata organizzazione attraverso la quale sono in grado di “intercettare” le utilizzazioni delle opere ovunque avvengano e quindi riscuoterne i compensi.

Alla luce di quanto finora affermato è evidente l’importanza, per gli autori delle opere sopra citate, l’adesione alla S.i.a.e., in particolare alla Sezione Cinema: l’adesione de qua, infatti, rappresenta un presupposto fondamentale per ricevere l’adeguata tutela del loro diritto all’equo compenso, e quindi, conseguentemente, è lo strumento più immediato per percepire i proventi riscossi per le varie utilizzazioni dell’opera.

La S.i.a.e., inoltre, assicura un idoneo strumento di protezione e di controllo diretto sull’utilizzazione delle proprie opere a livello nazionale e mondiale, alla luce anche delle nuove modalità di sfruttamento economico sulle reti di comunicazioni digitali.


La titolarità del diritto d’autore, poi, si accerta attraverso il Registro Pubblico Generale delle opere protette, tenuto a cura del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ‐ DGBIC ‐ Servizio II, Patrimonio bibliografico e diritto d’autore, il cui scopo è quello di dare vita ad un sistema di pubblicità nel quale la registrazione delle opere soggette al deposito, individuate dall’art. 105 legge sul diritto d’autore, fa fede, fino a prova contraria, dell’esistenza dell’opera e del fatto della sua pubblicazione.

Infatti, gli autori e i produttori indicati nel suddetto Registro, sono ritenuti autori e produttori delle opere che sono loro attribuite fino a prova contraria.

Si deve precisare che la registrazione non è un atto costitutivo del diritto d’autore, in quanto il titolo originario dell’acquisto del diritto d’autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale espressione del lavoro intellettuale. L’omissione del deposito non pregiudica, infatti, l’acquisto e l’esercizio del diritto d’autore perché le formalità del deposito e delle registrazioni svolgono solamente una funzione amministrativa di pubblicità, priva di effetti costitutivi. Ne consegue che scopo unico di tal deposito è quello di consentire all’autore dell’opera di poter tutelare i propri diritti, precostituendo un principio di prova circa l’avvenuta pubblicazione e la paternità dell’opera.

La legge, quindi, tutela i diritti spettanti agli autori delle serie tv.


Lo stesso discorso vale per le web series?

Queste hanno iniziato a circolare grazie alla diffusione di Youtube, prima, e alle piattaforme digitali quali Netflix, poi. Anzi, ricorrere alle web series rappresenta sempre più un vantaggio in quanto la loro produzione non sconta le strettoie della distribuzione cinematografica e sempre più significativi sono gli investimenti a tal riguardo. Inoltre, queste rappresentano la prima grande opportunità per far conoscere il proprio lavoro non solo al pubblico, ma anche agli addetti ai lavori.

Se questo può sicuramente rappresentare un vantaggio, non pochi sono gli svantaggi: la S.i.a.e., infatti, non ha fin dall’inizio compreso le potenzialità di questo mercato, reputandolo ancora ancillare rispetto ai tradizionali canali mainstream, permettendo a molti autori di queste opere di essere tutelati da altre società di gestione collettiva. Recentemente, però, la S.i.a.e. si è dedicata alle opere presenti su Youtube stabilendo che, per gli associati e mandanti S.i.a.e. in regola con l’iscrizione è possibile dichiarare le proprie opere attraverso il normale modello di dichiarazione (mod. 117) per tutte le opere audiovisive. Anzi, la S.i.a.e., per favorire l’iscrizione, prevede un canale privilegiato per gli under 30 attraverso l’iscrizione gratuita.

La S.i.a.e. riceve da YouTube, come da qualunque altro utilizzatore, dei report di dettaglio sulle opere utilizzate in un determinato periodo. Nel nostro caso, si tratta delle opere presenti sui canali partner, ossia il titolo del video, comprensivo del Video ID (quella parte dell’indirizzo web che identifica univocamente il video) e del numero di visualizzazioni dall’Italia.

Poiché nei report inviati da YouTube sono elencati tutti i video uploadati sui canali partner, e non solo le “opere cinematografiche e assimilate”, per individuare queste ultime e procedere ad una ripartizione analitica è necessario che, in fase di dichiarazione, gli autori forniscano alcune informazioni di dettaglio. Nel dettaglio, si dovrà mettere “internet” come prima destinazione dell’opera, scrivere Youtube nel campo “Utilizzatore” ed indicare la data di upload nel campo “data prima utilizzazione”.

Diverso è il discorso per quanto riguarda Netflix, il più grande servizio audiovisivo on demand del mondo. La S.i.a.e. e Netflix, dopo una lunga trattativa, hanno siglato un accordo di licenza per l’utilizzazione sulla piattaforma a disposizione degli abbonati italiani di opere musicali e audiovisive tutelate dalla Sezione Musica e dalla Sezione Cinema di S.i.a.e.: questa intesa permette di garantire l’equo compenso agli autori delle opere cinematografiche e assimilate nonché la remunerazione degli autori ed editori delle colonne sonore, come previsto dai modelli contrattuali comuni a tutti gli operatori del settore.

Questo accordo garantisce agli associati Siae, autori del settore musica e audiovisivo, una corretta remunerazione per il loro prodotto creativo. Ciò rappresenta un vero e proprio contributo per il mercato audiovisivo italiano poiché offre, al tempo stesso, un’opportunità all’innovazione di prodotto, ma anche ai giovani che si affacciano alle professioni creative.

Ci rendiamo conto che la tematica presenti aspetti di grande complessità, anche in ragione della continua mutevolezza dei riferimenti normativi di settore. Invitiamo, quindi, tutti gli autori e i creativi a contattarci per ottenere consulenza personalizzata sul loro progetto.
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