• Studio Salvioni

Le banche obbligate a risarcire il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi



La sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 1228 del 21 maggio 2020 riporta in auge un tema ampiamente dibattuto in giurisprudenza, ossia quello della risarcibilità del danno derivante dall’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi da parte dell’intermediario finanziario, ponendosi come l’ultima, in termini cronologici, di una serie di sentenze incentrate sull’argomento de quo.

La sentenza della Corte d’Appello di Milano ha, in realtà, un tema più ampio in quanto, oltre al citato danno all’immagine derivante dall’illegittima segnalazione alla Centrare dei rischi, approfondisce diverse tematiche del diritto bancario quali l’azione di nullità e accertamento del dare – avere prima dell’estinzione del conto nonché l’efficacia probatoria dei c.d. “mastrini”.


IL CASO

Una S.r.l. conveniva avanti al Tribunale di Milano una banca, allegando di avere aperto un conto corrente nel 1990, rinegoziato nel 2006 e di aver aperto un altro conto corrente nel 1999, sul quale operavano diversi affidamenti, a cui erano state applicate clausole di addebito di capitalizzazione aventi ad oggetto interessi ultra-legali al tasso 'uso piazza'; commissioni di massimo scoperto; differenziali di 'giorni valuta', oltre a spese non pattuite.

La predetta Società, in ragione dell’invocata nullità delle predette clausole, chiedeva l'effettivo accertamento del saldo di conto corrente, con ulteriore declaratoria di illegittima segnalazione di sconfinamento in Centrale Rischi di Banca d'Italia, e condanna al risarcimento del danno all’immagine subito.

Al fine di dimostrare il suddetto danno all’immagine, la Società attrice dimostrava il rifiuto di ottenere linee di credito da altre due banche a cui si era rivolta, le quali motivavano tale rifiuto proprio adducendo le risultanze in Centrale dei rischi collegate agli addebiti illegittimi da parte della banca convenuta.

Il Tribunale di Milano rideterminava l’esatto saldo di conto corrente, dopo aver epurato dal conto le poste illegittime, e condannava la banca al risarcimento del danno all’immagine.

La Corte d’Appello, adita dalla banca soccombente, ha confermato la sentenza di primo grado, effettuando delle precisazioni di rilevante importanza.

IL DANNO REPUTAZIONALE

Il caso presentato ha permesso alla Corte d’Appello di effettuare numerose e interessanti riflessioni relative a diversi profili.

In questa sede vogliamo porre l’accento sul riconoscimento del danno all’immagine derivante dalla illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi.

Già la giurisprudenza precedente alla sentenza milanese aveva affermato che un’illegittima segnalazione in Centrale dei rischi costituisse illecito ex art. 2043 c.c., dalla cui violazione può emergere un danno reputazionale, poiché viene leso il diritto alla reputazione di buon pagatore (è bene comunque ricordare che l'illegittima comunicazione a una centrale rischi configura, accanto a una responsabilità extracontrattuale da fatto illecito, anche una responsabilità contrattuale per violazione di norme di comportamento esistenti tra banca e utente).

Infatti, al soggetto il cui nominativo sia stato indebitamente segnalato alla Centrale rischi spetta il risarcimento del danno non patrimoniale contemplato dall’art. 2059 c.c., sussistendo un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona costituzionalmente garantito, senza la necessità che tale lesione configuri reato.

I danni per la lesione della reputazione e dell’immagine possono essere liquidati equitativamente tenendo conto di vari parametri, quali l’ammontare del debito erroneamente segnalato, la durata dell’indebita segnalazione, la posizione personale del danneggiato, le modalità di scoperta della segnalazione.

Le sentenze che hanno parametrato il danno derivante dalla illegittima segnalazione in Crif si sono, però, basate sulle segnalazioni c.d. “a sofferenza”, ossia segnalazioni correlate all’insolvenza del correntista e a una verosimile irrecuperabilità del credito.


La Corte d’Appello di Milano, oltre a ribadire questo principio, si spinge oltre, affermando una simile responsabilità anche nel caso di segnalazione “a incaglio.

Invero, nel caso di specie, la segnalazione indica prima il mero ritardo nei pagamenti e poi “l’incaglio”, ossia un ritardo nei pagamenti superiore a 180 giorni.

Secondo i giudici milanesi, anche questa segnalazione può comportare un danno reputazionale, e la prova addotta dal correntista, ossia il rifiuto di concedere linee di credito, in virtù proprio di un correlato basso rating aziendale, da parte di due istituti di credito a cui la società attrice si era rivolta, assume piena valenza probatoria.

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