• Studio Salvioni

Le multe per violazione del “lockdown”? Secondo il Giudice di Pace sono da annullare!



Il Giudice di Pace di Frosinone, con Sentenza del 15 – 29 luglio 2020, n. 516 (dott. Manganiello), ha accolto un ricorso avverso la contestazione della violazione del divieto di spostarsi in conseguenza dell'emergenza sanitaria.

Con l’occasione, ha avuto modo di prendere posizione sullo stato di emergenza dovuto al rischio sanitario, dichiarato il 31 gennaio scorso. Secondo il Giudice frusinate, nel nostro ordinamento non esiste una fonte normativa di rango costituzionale o avente forza di legge ordinaria che consenta di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario.

In conseguenza, la deliberazione dello stato di emergenza del 31.1.2020 sarebbe illegittima e andrebbero annullate le sanzioni comminate per violazione delle misure anticontagio.

Solo l’Autorità Giudiziaria può, con atto motivato, disporre l’obbligo di permanenza domiciliare e, quindi, il divieto generale e assoluto di spostamento disposto con DPCM del 9.3.2020 sarebbe in contrasto con l'art. 13 Cost.


Nel dettaglio, il Dott. Manganiello ha ritenuto illegittima la dichiarazione dello stato di emergenza, in primis, perché emanata in assenza dei presupposti normativi di fonte costituzionale e/o ordinaria e, secondariamente, in quanto i DPCM, emanati in conseguenza della suddetta dichiarazione, sarebbero da considerarsi in contrasto con la tutela costituzionale della libertà personale.


La sentenza si sofferma sulla motivazione apposta alla deliberazione dello stato di emergenza del 31.1.2020, evidenziando come il riferimento al “rischio sanitario derivante da agenti virali trasmissibili” non possa essere utilizzato per limitare la libertà di movimento, imponendo la permanenza domiciliare.

Per tali motivi, secondo il giudicante, essendo gli atti amministrativi soggetti al principio di legalità, la delibera del 31.1.2020, quale atto di alta amministrazione, è illegittima perché emessa in assenza di fonte normativa attributiva del relativo potere, con conseguente illegittimità di tutti gli atti amministrativi conseguenti e connesso dovere del Giudice di pace, quale Giudice ordinario, di disapplicazione ai sensi dell'art. 5 della legge n. 2248 del 1865 All. E.


Il Giudice di Pace ritiene irrilevante il fatto che i DPCM siano richiamati nei decreti legge (poi convertiti) che, avendo natura di atti aventi forza di legge, finirebbero per equiparare alla fonte legislativa i DPCM richiamati evitandone in tal guisa la loro nullità. Secondo il Dott. Manganiello, infatti, deve ritenersi, come evidenziato dalla dottrina (Cassese), che la previsione di norme generali e astratte, limitative di fondamentali diritti costituzionali, mediante Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, sia contraria alla Costituzione.


L'illegittimità del D.P.C.M. 9 marzo 2020

Anche il DPCM del 9.3.2020 che ha esteso al territorio nazionale un divieto generale ed assoluto di spostamento al di fuori della propria abitazione, con limitate e specifiche eccezioni, sarebbe - secondo il Dott. Manganiello - illegittimo in quanto ha configurato un vero e proprio obbligo di permanenza domiciliare in contrasto con l'art. 13 Cost., secondo cui le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo su motivato atto dell'autorità giudiziaria.


Ad avviso del Giudice di pace, non è possibile argomentare in ordine alla legittimità del DPCM in questione assumendo che lo stesso prevederebbe legittime limitazioni della libertà di circolazione ex art. 16 Cost. e non della libertà personale, in quanto i limiti della libertà di circolazione attengono a luoghi specifici il cui accesso può essere precluso, perché ad esempio pericolosi o infetti, mentre il divieto di spostamento concernente le persone si configura come limitazione della libertà personale (cfr. Corte Cost., n. 68 del 1964).

Ne deriverebbe che quando il divieto di spostamento è assoluto, come nella specie, in cui si prevedeva che il cittadino non potesse recarsi in nessun luogo al di fuori della propria abitazione, lo stesso integrerebbe una illegittima limitazione della libertà personale, incompatibile con l'inviolabilità delle garanzie individuali che sono il fondamento dell'ordinamento italiano in quanto ordinamento di uno Stato democratico.

Sulla scorta di tali argomentazioni il Giudice di pace ha accolto il ricorso e previa disapplicazione dell'atto amministrativo illegittimo (la dichiarazione dello stato di emergenza e il verbale opposto su di questa fondato) ha annullato la sanzione comminata.


Non sappiamo se la sentenza in esame, scaricabile in basso, potrà reggere all’appello che verosimilmente sarà proposto ma riteniamo che configuri un interessante precedente, utile – quantomeno – ad avviare un dibattito sullo strumento del DPCM che, durante l’emergenza, ha sostituito le altre fonti normative.

Sentenza 29 luglio GDP Frosinone, Mangan
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