Le nuove frontiere dello smart working: piccoli paradisi fiscali crescono!


Lo smart working, diversamente da come lo si pensa, potrebbe rappresentare l’occasione per uscire di “casa”.

Ebbene si! Il lavoro agile, di cui ormai si parla da tempo, porta con sé l’idea che non serve più recarsi in ufficio per lavorare, ma lo si può tranquillamente fare da casa, o perché no, direttamente dalla spiaggia.

La nuova frontiera dello smart working è rappresentata dalla possibilità per il lavoratore di scegliere da quale paese lavorare, indipendentemente dalla sede fisica del datore di lavoro.

La scelta non dipende solo dal bel clima o dalla preferenza per il mare o la montagna, perché anche il portafoglio vuole la sua parte. E’ chiaro che il paese che offre la migliore tassazione diventa il più ambito, poi se ha anche delle belle spiagge il gioco è fatto.


In questo contesto sono diversi i paesi che stanno tentando di attirare professionisti, soprattutto del mondo digital, mettendo sul piatto un’offerta davvero allettante: il taglio delle tasse.

La sfida è quella di assicurarsi i redditi, offrendo ai lavoratori delle condizioni fiscali particolarmente convenienti.

Pensiamo ad esempio alle “proposte fiscali” di Paesi come Grecia e Spagna, ma anche di paradisi tropicali come le isole Barbados, Bermuda e Mauritius.


La Croazia apre le sue spiagge ai Digital Nomads


La Croazia non si è fatta attendere ed ha aperto le porte ai c.d. Digital Nomads, prevedendo per loro un visto annuale ad hoc.

La condizione è che il professionista abbia un reddito mensile di almeno 16.142,50 kune (2.130,5 euro) o dimostri di possedere risparmi equivalenti per un anno (25.566 euro).

Ebbene per chi risiede temporaneamente in Croazia con il visto annuale da “digital nomad” le tasse non saranno un problema, non dovendo versare nulla, almeno allo Stato croato.


L’idea non è nata in Croazia ma appartiene ad un olandese - Jan de Jong - il quale ha definito questa categoria di lavoratori, che siano professionisti in ambito tecnologico o anche semplici impiegati che lavorano a distanza per la loro azienda registrata all’estero, coniando il termine “digital nomads”.

I benefici che da questa migrazione può ottenere lo Stato che attua simili politiche sono facilmente intuibili. Ad esempio, in Croazia sono stati diversi gli hotel che, fiutando l’affare, hanno proposto pacchetti personalizzati per i lavoratori, temporaneamente “costretti” allo smart working, che hanno deciso di lavorare da lì.


La Grecia: meno 50% di tasse!

Tra le proposte più allettanti spicca la Grecia, che offre taglio delle tasse del 5o% per sette anni, senza stabilire una soglia minima sul reddito.

L’attuale aliquota fiscale per i liberi professionisti in Grecia è del 44% per guadagni annuali superiori a 40mila euro. Secondo il regime proposto, il tasso scenderà dunque al 22%.


Il contesto Italiano


Dallo scorso anno l’Italia sta lavorando per migliorare la situazione fiscale per i lavoratori c.d. “impatriati” ovvero quelli che decidono di trasferire nello stivale la propria residenza fiscale.

L’agevolazione fiscale si aggiunge al regime agevolato già previsto per questa categoria di lavoratori che vede aumentare la percentuale di reddito esentasse dal 50% al 70%.

Il beneficio è ancora più vantaggioso (può arrivare al 90%) nelle regioni del centro-sud: Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.

Attenzione: lo sconto fiscale dura cinque anni, con possibilità di proroga per un altro quinquennio, ma è necessario che il remote worker abbia una società italiana o lavori per un’impresa tricolore.


La penisola iberica strizza l’occhio ai redditi esteri


La Spagna ha introdotto un visto per i cittadini extracomunitari che non lavorano nel paese ma possiedono redditi esteri da lavoro o da pensione. Il visto è rilasciato solo a chi ha un’entrata di almeno 26mila euro e stipuli una polizza assicurativa sanitaria locale.

Il visto, c.d. “non-lucrative visa”, dura un anno ed è rinnovabile a scadenza biennale.


Fuori dall’Europa


Anche fuori dal contesto europeo si assiste al medesimo fenomeno.

Sempre più Stati esteri sono decisi ad adottare politiche di “accoglienza” per i lavoratori “senza fissa dimora”.

Pensiamo a Dubai dove è stato ideato il “remote working program”, che prevede un visto annuale a chi guadagni almeno cinquemila dollari al mese. Se si possiede un reddito del genere è una meta che deve essere presa in considerazione, anche perché, come noto, negli Emirati Arabi non esistono tasse sui redditi delle persone fisiche.

Ma anche le Barbados, un vero e proprio paradiso in terra, non prevedono tasse sui redditi e il visto è facilmente acquistabile a solo 263 dollari l’anno.


Il quadro descritto è particolarmente accattivante per chi ha la possibilità di sfruttarlo e ci suggerisce interessanti spunti di riflessione. Perché, per dirla con Einstein, “nel mezzo delle difficoltà, nascono le opportunità”.



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