• Studio Salvioni

Stop al divieto dei licenziamenti


Da domenica è venuto meno lo "scudo" per i lavoratori inserito all'interno del D.L. Cura Italia che prevedeva il divieto di licenziamento.

I datori di lavoro, dunque, hanno potuto legittimamente licenziare per motivi economici da domenica sino alla pubblicazione del DL Rilancio.


Si era parlato di una proroga della misura nel D.L. Rilancio, ma il provvedimento non è stato pubblicato in tempo utile (pubblicato solo ieri in in g.u. 19 maggio sul supplemento ordinario n. 21/L alla Gazzetta ufficiale n. 128). L'art. 46 del Dl 18/2020 ha stabilito sia il divieto di aprire nuove procedure collettive (legge 223/1991), con contestuale sospensione di quelle avviate a partire dal 24 febbraio, sia il divieto di licenziare individualmente, di fatto sospendendo ogni procedura preventiva (articolo 7 della legge 604/1966) nel frattempo ancora pendente.


L’ultima bozza conosciuta del Dl rilancio prevedeva la sostituzione del termine di «60 giorni» attualmente contenuto nell’articolo 46 con «cinque mesi». Ciò avrebbe determinato l’estensione del divieto di licenziamento dal 17 marzo al 17 agosto, rispetto a quello precedente dal 17 marzo al 16 maggio.

Ma senza la tempestiva pubblicazione del Dl rilancio, il divieto precedente è venuto meno e quindi – almeno in teoria - nell'intervallo tra domenica e la pubblicazione, i datori di lavoro avrebbero potuto legittimamente licenziare. La scadenza del termine ha reso percorribili i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo in aziende sotto i 15 dipendenti nell’unità produttiva (o 60 su tutto il territorio nazionale) oppure nei confronti di lavoratori assunti con il regime sanzionatorio del Jobs act a prescindere dal numero.

Il ritardo nella pubblicazione, invece, non ha comportato alcuna novità per i licenziamenti collettivi o individuali che devono essere preceduti da una procedura preventiva, rispettivamente in base alla legge 223/91 o 604/66. Con la proroga, le procedure citate, pur se avviate durante la vacatio legis, verrebbero inevitabilmente sospese, come prevede testualmente il nuovo articolo 46.

Relativamente ai licenziamenti intimati il giorno della pubblicazione del DL, occorre verificare in modo esatto quando il licenziamento è stato comunicato al lavoratore: se si dimostra che lo stesso sia stato portato a conoscenza del dipendente prima della pubblicazione, il licenziamento deve considerarsi legittimo in virtù anche del principio di irretroattività della legge, avendo esplicato gli effetti risolutivi propri prima dell’entrata in vigore della proroga. Laddove il provvedimento, pur intimato prima della pubblicazione, sia giunto a conoscenza del lavoratore successivamente all'entrata in vigore del DL rilancio, si dovrebbe ritenere l'atto risolutivo affetto da nullità.


L'irretroattività del divieto e il ritardo nella pubblicazione hanno, dunque, creato un vulnus alla norma, un "buco" transitorio che rende legittimi i licenziamenti intimati nell'intervallo dai datori di lavoro. Tre giorni in cui è stato possibile licenziare per giustificato motivo oggettivo nonostante la crisi e le difficoltà economiche.

Pur se ancora non ci sono dati in merito ai licenziamenti effettivamente intimati nel periodo di "buco", si ritiene che molti imprenditori abbiano utilizzato la finestra in cui il divieto non ha operato.

Un pasticcio, insomma. L'inserimento delle misure rivolte ai lavoratori subordinati e autonomi all'interno del D.L. Rilancio contenente provvedimenti di varia natura non è stata una scelta felice. Verosimilmente, infatti, il ritardo sarebbe stato scongiurato da un provvedimento ad hoc per i lavoratori, spacchettato dal resto dei contenuti.


In conclusione, possiamo consigliare ai lavoratori di verificare attentamente il momento in cui il provvedimento di licenziamento è stato loro notificato. Mai come in questo caso un minuto prima o un minuto dopo, può fare la differenza per determinare la legittimità o meno del licenziamento.

Nel dubbio o per un consiglio ci siamo noi.


Avv. Francesca Sorrenti

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